Sono poesie che ci giungono dal mare e dal cielo, riecheggiando sulle scogliere portoghesi e mediterranee riempiono gli spazi delle città.
I versi conducono attraverso i vicoli di Lisbona e da lì si muovono verso l'Algarve, descrivendo,
con echi quasi parnassiani, le creature reali, immaginarie o mitologiche, che vivono nei villaggi della costa oceanica.
Elementi semplici e primordiali, quali l'acqua e la luce, dirigono lo sguardo interiore verso profondità poco esplorate dell'anima,
i pensieri acquistano una liquida luminosità e una vita che diventa indipendente, pur rimanendo legati in maniera
quasi onirica agli elementi che l'hanno generata.
Dio è presente ma tra le quinte, si lascia indovinare tramite la bellezza del mondo e ci lambisce con la sua luce,
come le onde del mare sono descritte a lambire la rena.
La raccolta è un canto sì di riflessione ma anche espressione di gioia e pace quando ci presenta scene di vita semplice quali una festa in piazza
o frammenti di vita visti sotto una luce intimista.
L’atmosfera dove la mente e la pelle vivono ha una struttura fisica, uno stile permanente e alquanto sospeso; la visione globale ha come eredità (e centro) lo splendore del Mito, il fuoco che brucia il mondo e a cui i fatti s’invischiano, a perturbazione pagana e ad anelito corrente, ma anche moderno, dove si coglie una purezza espressiva leggera e quasi illusoria e, in ogni caso, senza avvoltoi o ameni richiami.
[...]
Dalla prefazione di Domenico Cara
Ormai è nuovo il mondo
Dammi impercettibili mani
che tocchino il cuore delle cose
e occhi ultraterreni che vedano
le invisibili schiere che le affiancano.
Dammi l’intelligenza
che squarci il velo dove riposa la legge universale
e io la veda
davanti al respiro di tutte le cose visibili.
Dammi la parola
che possa interrogare la materia antica
e ne sgretoli la finzione
fino a renderla nuda –
in limpida trasparenza brilli la verità
ch’essa contiene.
Il dover essere delle cose create
diventi visibile
ché ormai è nuovo il mondo
e la sua pienezza emerge dalle infinità oscure.
Il giovane ballerino
Jeans con risvolto e ciabatte
una bella faccia col naso all’insù
un lieve sorriso soddisfatto
gli occhi brillanti
i capelli rasati sul collo
a ciuffo sulla testa.
Saltellando balla in un abbraccio
sempre più deciso – ruota con la musica
e non perde occasione per mostrare
il suo bel viso alle lusinghe dei sorrisi.
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Massa-Carrara (MS), Castello Malaspina, 29 agosto 2009 ore 21.00, presentata la raccolta di poesie "Cielo indiviso" di Roberto Maggiani, Manni Editori,
nel contesto della manifestazione “Arte nell’arte" – cultura, pittura e fotografia al Castello Malaspina di Massa, allestita dal 21 agosto al 4 settembre 2009.
Relatrice Stefania Grassi. La serata è stata accompagnata dalle stupende note del duo di chitarra classica, Antonio De Luigi e Nicola Fenzi.
Torino, sabato 12 settembre 2009 ore 20.30 - Mausoleo della Bela Rosin - Strada Castello di Mirafiori 148/7 - Le voci degli accordi. Versi di note tra le forme del tempo. La musica del liuto, le poesie di Pablo Neruda,
Garcia Lorca, Giuseppe Ungaretti, Elio Pecora, Adriano Spatola, Aldo Gerbino, Konstantinos Kavafis, Maria Luisa Spaziani, Stefano Maisti,
Mario Fresa, Paul Celan, Leonardo Sinisgalli, Gian Piero Bona, Oscar Wilde, Marcel Schwob, Cora Coralina e Pedro Salinas
selezionate da Ferdinando Albertazzi ispirate al tema conduttore della pietra, materia primordiale.
Concerto multisensoriale a cura di Gabriella Perugini. Il testo introduttivo del concerto-spettacolo è stato la poesia intitolata "La Pietra", tratta da "Cielo indiviso".
La pietra
C’è una luce interiore che scolpisce
l’essere delle cose –
leviga la pietra
e di cristalli la tempesta,
poi la squarcia – ne rivela l’essenza
con una sola parola
la più adatta e mai detta.